Akita L' Ombra della luna


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Curiosità sull' Akita

Info Akita


Nelle cucciolate di Akita vi è la possibilità che nascano dei soggetti a PELO LUNGO, sono bellissimi, ma non ammessi alle esposizioni, il che non significa che non siano Akita, ma solo che non hanno un manto della giusta lunghezza e tessitura, vengono ceduti ad un prezzo inferiore perchè sono solo ed esclusivamente dei PET, cioè degli ottimi cani da compagnia!...Il carattere del pelo lungo è solitamente più docile anche con gli altri cani!




Molti Akita più di altri cani al cambio del pelo restano quasi nudi, questo fa perdere loro parte di fascino nei periodi di muta...sembrano a volte anche dimagrire, questo è normale, appena cominciano a rimettere il pelo tornano bellissimi come sempre!

Alcuni cuccioli fulvi alla nascita e sino ai due mesi possono presentare zone scure, grigie nel muso e nelle parti interne delle zampe, non restano così, crescendo schiariscono e devono diventare bianche
sono le zone definite urajiro!


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Hachiko, Simbolo di Fedeltà

Parlando di Akita Inu non si può non menzionare la struggente storia di Hachiko (vezzeggiativo di Hachi), un maschio bianco di Akita Inu di Odate vissuto tra il 1923 ed il 1934 (in foto).
Hachiko fu adottato all’età di 2 mesi dal Professor Ueno Eizaburo che lavorava presso il Dipartimento Agricolo di Tokyo. Ogni mattina quando Ueno si recavare alla stazione di Shibuya per andare al lavoro, veniva accompagnato da Hachiko.
Ogni giorno alle ore 15:00, puntualmente Hachiko tornava alla stazione ad aspettare il suo padrone.
Il 21 Maggio 1925 Ueno Eizaburo fu colpito da un attacco cardiaco e morì, quando si trovava al lavoro. Quel triste giorno Hachiko si recò alla stazione ad aspettare il suo padrone in vano.
Da allora ogni giorno, puntualmente Hachiko si recò ad aspettare il ritorno del suo padrone.
La dedizione di Hachiko che ogni giorno con costanza aspettava il suo padrone, fu osservata dal capostazione e da chi prendeva regolarmente il treno che, impressionati dalla sua devozione gli offrirono cibo e riparo.
Ben presto la notizia della fedeltà di questo Akita fece il giro del paese, conquistando i cuori del paese, e la gente iniziò a recarsi a Shibuya solo per assistere a questo struggente ed incredibile fatto.
Passarono gli anni ed il 7 Marzo del 1934 Hachiko morì, alla stazione di Shibuya, esattamente dove ogni giorno aveva aspettato il suo padrone, 10 anni dopo l’ultima volta che lo vide.
Quel giorno tutte le prime pagine dei giornali del Giappone riportavano la notizia, venne dichiarato un giorno di lutto e furono raccolti contributi per rendere memoria ad Hachiko. Nell’Aprile del 1934 fu posizionata, nel posto esatto dove Hachiko aspettava, una statua in bronzo costruita dall scultore Ando Teru. Purtroppo il Giappone entrò in guerra e per la costruzione di armi furono fusi tutti i metalli disponibili (compresa la statua di Hachiko). Solo più tardi nel 1948 Takeshi, il figlio di Ando scolpì una seconda statua (quella in foto che tutt’oggi si può ammirare al di fuori della stazione di Shibuya).
Oggi la statua è diventato un luogo di incontro, nel quale è consuetudine per le coppiette di giovani amanti darsi appuntamento. Accanto alla tomba del Professor Ueno, nel cimitero di Aoyama, è stato eratto un memoriale, dove sono sepolte alcune ossa di Hachiko. Hachiko imbalsamato e' esposto presso il Museo Nazionale delle Scienze a nordovest della stazione di Ueno.
Ogni anno l’ 8 Aprile si tiene una solenne cerimonia in memoria della fedeltà di questo Akita.



La Leggenda di Shiro


Questa leggenda risale al tempo dello shogunato Tokugawa (1603-1868)

C'era una volta, tra le montagne della regione di Akita, un villaggio di cacciatori. In questo villaggio vivevano un cacciatore di nome Sadaroku e il suo Akita bianco di nome Shiro.
Sadaroku era il miglior cacciatore della zona e per questo il signore di Nambu, invitatolo un giorno al suo castello, gli consegnò un rotolo che gli dava il permesso di cacciare nelle montagne della regione.
Una mattina Sadaroku e Shiro andarono a caccia. Improvvisamente il cane si mise ad abbaiare: un grosso cinghiale si muoveva tra gli alberi.
Sadaroku prese la mira e sparò; il cinghiale, benchè ferito, fuggì. Shiro si gettò all'inseguimento e Sadaroku gli andò dietro. La caccia durò tutta la notte finchè i due si accorsero di essere giunti in una foresta sconosciuta sovrastata da un castello.
Scrutarono tra gli alberi e videro il cinghiale, Sadaroku sparò di nuovo e questa volta lo uccise.
Ma ad un tratto fu circondato da un gruppo di samurai; lo arrestarono poiché aveva osato sparare nei pressi del castello di Sannobe.
Sadaroku cercò in tasca il lasciapassare ma non lo trovò, proprio quel giorno l'aveva dimenticato a casa. Così fu trascinato al castello, condannato a morte e messo in prigione.
Durante la notte Shiro riuscì ad arrivare sotto la grata della prigione e si mise a guaire.
Il suo padrone lo udì e lo implorò di andare a prendere il rotolo pur non sperando che il cane avrebbe capito.
Invece Shiro capì e partì di corsa. Corse e corse attraversando foreste valli e pianure e finalmente giunse a casa.
Qui si mise a guaire e ad abbaiare disperatamente davanti alla moglie del suo padrone, ma la donna non capiva ciò che lui voleva.
Allora riprese la via del ritorno verso il suo padrone. Quando Sadaroku lo vide tornare senza il rotolo si disperò ma poi si ricordò di averlo lasciato sopra il sacrario degli antenati; lo disse a Shiro il quale ripartì correndo a perdifiato.
Giunto a casa si mise ad abbaiare davanti al sacrario. La moglie vide il rotolo e questa volta, sbiancando in volto, capì.

Shiro che porta il rotolo al padrone

Dette il rotolo a Shiro che riprese la sua folle corsa verso il castello. All'alba Shiro stava ancora correndo ma era allo stremo delle forze.
Nello stesso momento Sadaroku veniva portato sul luogo dell'esecuzione; chiese di poter rivedere per l'ultima volta il suo cane ma gli fu negato.
Fu così che, mentre urlava il nome di Shiro, gli venne tagliata la testa.
Quando poco dopo il cane arrivò con il rotolo in bocca trovò il corpo del suo padrone ormai senza vita. Cominciò
a nevicare,
Shiro trascinò il corpo di Sadaroku nella foresta vicina al castello, scavò e lo seppellì. Poi cominciò ad ululare verso il castello e ogni giorno e ogni notte ululava tutto il suo dolore. Il suo ululato giungeva anche al castello e gelava il sangue a quelli che lo abitavano.
Shiro non lasciò più quella foresta che da allora è chiamata la "foresta ululante".


Antica Leggenda

Si narra che l'Imperatore Yuryaku (457-479 d.C.) vide, passando per il villaggio, una casa molto simile al suo palazzo, furibondo diede ordine che venisse immediatamente incendiata e completamente distrutta, neanche il più piccolo pezzo di legno doveva rimanere. Il proprietario disperato, non sapendo come far cambiare idea all'Imperatore, pensò di regalargli uno dei suoi cuccioli di cane, prese il più bello e lo donò al suo signore.
L'Imperatore quando vide quel batuffolo di pelo bianco e morbido s'impietosì e concesse la grazia fermando l'ordine impartito, la casa fu salva.
Quel cucciolo era un antenato dell' Akita, che divenne membro della corte.
Quando ci si rivolgeva ad un Akita imperiale si usavano dei termini speciali creati appositamente per questa razza; anche il sorvegliante del cane doveva usare un abito particolare, come il cane stesso doveva portare un guinzaglio che ne indicasse lo stato sociale (del cane oltre che del proprietario).

Baby-sitter Naturale


In Giappone le donne , quando andavano al lavoro nei campi, usavano affidare i loro figli ad una femmina di Akita, che li avrebbe sorvegliati e protetti fino al loro ritorno. Ancora oggi in Giappone, quando nasce un bambino, è consuetudine regalare una statuetta di Akita in segno di buon auspicio, rievocando la protezione dell’Akita sul nascituro. Quest’usanza oggi ha assunto anche il significato di augurio di lunga vita, pronta guarigione e buona fortuna.


Leggende Ainu

Uno dei più antichi miti relativi all'Akita è una leggenda popolare degli Ainu (popolazione europoide, originaria di Hokkaido che le leggende vogliono nata dall’unione tra una donna e un cane) circa un uomo che va a visitare la terra dei morti. Una volta arrivato,
egli trova un villaggio molto simile al suo e abitato da persone che egli un tempo aveva conosciuto in vita.
Ma il popolo dei morti sembra non vedere e non sentire questo uomo, che passava sempre inosservato eccetto che in una circostanza. La sua presenza infatti veniva rilevata dai cani che abbaiavano verso di lui.
Questo mito trova echi in diverse parti del mondo e viene a sostegno della convinzione popolare ampiamente diffusa che gli Akita possiedano una capacità di vista primordiale, in grado di vedere anche gli spiriti.
A sentire le antiche storie, l'Akita non abbaiava durante la caccia, e il suo silenzio era considerato la più bella virtù che un cane potesse avere in questa attività.
Ne è chiara dimostrazione un antico mito giapponese
Pare che un cacciatore e il suo Akita si trovassero insieme nella foresta quando l'animale, vedendo un orso, indusse il padrone a un fatale scontro con la bestia feroce.
Una volta tornato indietro da solo, raccontò una frottola alla moglie del padrone.
Disse che, in punto di morte, il marito aveva espresso la volontà che lui sposasse la donna. La povera vedova non credette a quella storia, e siccome il cane continuava a parlarne e riparlarne, gli buttò una manciata di polvere nella bocca riducendolo al silenzio.
La leggenda rimanda alla credenza del popolo Ainu circa una primordiale unione cane-donna.
Essa allude inoltre al fatto che la polvere è il nostro principio e la nostra fine.

Questa non è leggenda:

Hiro (Fuji) era da qualche mese con noi, aveva un anno e mezzo, acquistato adulto.
Stavamo andando sull' Etna, erano le 16,00 quando in una curva un auto in discesa ad alta velocità
esce fuori mano e investe il nostro veicolo.
Con noi c'erano anche Onami e Siau due giovani femmine Akita...
La nostra andò è distrutta, io scendendo vedo che il portellone dietro dalla botta si era aperto, le piccole in auto, ma vedo anche
Fuji scappare correndo per lo spavento...gli corro dietro (avevo una costola rotta ma non lo sapevo ancora) finchè posso, poi mi devo arrendere anche perchè era arrivata l'ambulanza, l'elicottero e la polizia!...
Ci portarono in ospedale, quella sera febbraio 1994 ci fu una nevicata pazzesca sull'Etna, una vera bufera,
e il mio pensiero tutta la notte fu Fuji, la mattina nonostante i medici fossero contrari siamo usciti,
io con la costola rotta e Francesco con un trauma cranico, con un auto in prestito siamo andati a cercare
Fuji, ma di lui nessuna traccia, chiediamo a qualcuno che passa, ma nulla...e così ogni giorno per 3 giorni, finchè non abbiamo avuto prima notizia da un Signore che andava spesso a passeggiare lì vicino,
che alle 16,00 in una curva poco distante c'era un cane rosso che abbaiava, andiamo a vedere ma non c'è...
poi il giorno dopo una vettura della forestale ci da la stessa indicazione, stesso orario stessa curva!...
quella dell' incidente...anche un cane randagio ci aiuta, portandoci in alcune zone dove
Fuji effettivamente era passato, perchè le persone che vivevano in villette del luogo lo avevano visto!...
così il quinto giorno decidiamo di andare prima delle 16,00 intorno alla zona dove era avvenuto lo scontro...malgrado la neve ci riusciamo, ma io non ho pazienza e decido di iniziare a girare intorno i
ruderi della zona...proprio poco distante dietro un muro vecchio lo vedo, arrotolato, dormiva...lo avevamo chiamato tanto...ma chiaramente non conosceva bene il suo nome,chi lo aveva venduto a noi non aveva avuto un rapporto con lui...ma quando mi ha vista i suoi occhi erano increduli come i miei!!! ci ha messo un attimo
a realizzare, poi mi è venuto su con le zampe e siamo andati a casa...aveva un poco di panico dopo ad allontanarsi da noi, e non potevamo neppure chiudere le porte perchè non voleva restare solo questo per un periodo...
Nonostante fosse solo agli inizi la nostra amicizia lui ci aveva cercato e aspettato!


Fuji a due anni Fuji a 16 anni e mezzo Fuji con Onami e Siau ko



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